Acquisto immobile da destinare a Caserma dei Carabinieri

Titolo
Acquisto immobile da destinare a Caserma dei Carabinieri
Quesito

Il Comune chiede se ed eventualmente entro che limiti possa legittimamente procedere all’acquisto di un immobile di proprietà privata, attualmente locato come caserma dei Carabinieri ed alla cui vendita i proprietari abbiano necessità di procedere; ciò al fine di evitare la delocalizzazione dell'attuale stazione di comando.

Parere espresso

La materia dell’accasermamento rientra nella competenza dello Stato e, nel caso specifico, del Ministero dell’Interno, sul quale pertanto indubbiamente gravano in prima istanza i relativi oneri. Questo provvede all’alloggiamento dei Carabinieri tramite la messa a disposizione di strutture idonee rientranti nel proprio patrimonio, ove presenti, oppure, in mancanza, verificando la possibilità di acquisire in locazione passiva immobili delle Amministrazioni locali o, in ultima istanza, di proprietà di privati.

Presupposto per un’attivazione del Comune sul tema in oggetto è dunque, anzitutto, che pervenga ad esso una specifica richiesta dal Commissariato del Governo (cui sono state attribuite tutte le funzioni esercitate a livello periferico dallo Stato).

Ciò precisato, va approfondito fino a che punto l’Amministrazione possa legittimamente spingere la propria azione, ove, come nel caso di specie, non abbia un immobile idoneo libero da mettere a disposizione e, precisamente, se possa acquistarne uno, per destinarlo a Caserma e locarlo al Corpo.

In verità, un intervento sussidiario del Comune, ove risulti effettivamente necessario ad assicurare il mantenimento di un presidio di pubblica sicurezza, appare coerente con le finalità istituzionali proprie degli enti locali.

A suffragare tale affermazione, apparentemente solo di buon senso, soccorrono del resto le argomentazioni dedotte nella deliberazione n. 91/2017 della Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per la Liguria, inerente un caso analogo, secondo la quale «la sicurezza dei cittadini non può appartenere ad un unico livello di Amministrazione (lo Stato), ma deve rappresentare una responsabilità per tutti gli enti che si occupano degli interessi pubblici della collettività amministrata, concorrendo, infatti, “a soddisfare interessi pubblici generali meritevoli di intensa e specifica tutela”». In tal senso è senz’altro legittimo, secondo il Collegio, che l’Ente locale di “prossimità” «si adoperi con attività amministrativa e finanziaria, a garantire la sicurezza dei cittadini coadiuvando lattività statale e delle Prefetture».

A conferma di tale inquadramento, il Collegio richiama alcune specifiche disposizioni presenti nell’ordinamento giuridico che consentono ai Comuni di alleggerire il peso finanziario che grava sullo Stato per la sicurezza: il comma 439 della legge n. 311 del 2004, che riconosce ai comuni la facoltà di concedere in uso gratuito alle amministrazioni dello Stato, per le finalità istituzionali di queste ultime, beni immobili di loro proprietà; il comma 4-bis. dell’art. 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, che riconosce ai comuni la facoltà di contribuire al pagamento del canone di locazione determinato dall’Agenzia delle Entrate, di immobili, di proprietà di terzi, destinate a caserme delle forze dell’ordine.

Il Collegio sottolinea come le finalità perseguite da tali norme siano evidentemente conseguibili anche con diverse modalità, compreso l’acquisto diretto dell’immobile, a patto che la decisione consegua ad un’attenta ponderazione in merito alla maggior convenienza, sotto il profilo finanziario, della scelta optata rispetto alle possibili alternative.

Il Comune dovrà quindi essere in grado di dimostrare:
- l’effettiva necessità del proprio intervento, per evitare la delocalizzazione dell'attuale

stazione di comando; a tal fine occorrerà disporre di una espressa richiesta di attivazione da parte del Commissariato del Governo che dia conto della indisponibilità del proprietario a rinnovare il contratto di locazione in essere;

- l’assenza di alternative più economiche rispetto all’acquisto di un immobile e, in particolare, l’assenza di altri immobili idonei acquistabili sul territorio comunale, a condizioni più vantaggiose di quello attualmente abitato dal Corpo; in proposito il Comune darà conto di aver esperito lo scorso anno idoneo avviso pubblico, con esito negativo e, nell’ipotesi -prospettata- che l’immobile in questione sia posto in vendita ad un’asta fallimentare, dell’opportunità di acquistarlo a condizioni vantaggiose.

Naturalmente è essenziale che di tutte queste circostanze e valutazioni si dia conto attraverso una compiuta e documentata motivazione.

Con riguardo ai quesiti ancillari al tema principale sopra affrontato, si conferma che:

  • nel caso in cui l'immobile sia messo all'sta, non si ritiene che sussistano motivi o norme che impediscono all'amministrazione di presentare offerta; peraltro, in tal caso dovranno essere valutate le condizioni per far precedere l'offerta da un provvedimento

che autorizza la presentazione della medesima e modalità per garantirne la segretezza;

  • il comproprietario dell’immobile consigliere comunale può alienare pro quota il bene, non partecipando ovviamente al provvedimento che autorizza l’acquisto, in quanto la normativa vigente pone in capo al consigliere solo il divieto di essere acquirenti di beni

immobili del Comune.

Data di inizio pubblicazione
07/01/2019
Data
07/01/2019

Lunedì, 07 Gennaio 2019

Questionario di valutazione