Piano attuativo

Titolo
Piano attuativo
Quesito

Disciplina dei piani attuativi ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del D.P.P. 13 luglio 2010, n. 18-50/Leg. e dell’articolo 38, comma 5, della legge urbanistica provinciale. E’ possibile modificare la destinazione di zona fissata dal piano regolatore generale di un’area individuata quale “zona verde privato” mediante l’adozione di un piano attuativo? Nello specifico, sarebbe possibile promuovere sull’area, in alternativa alla variante urbanistica ordinaria, un programma integrato d’intervento d’iniziativa mista pubblico-privata ai sensi dell’articolo 51 della legge urbanistica provinciale?

Parere espresso

Il piano integrato d’intervento non rappresenta lo strumento urbanistico idoneo, tra quelli ammessi dalla legge urbanistica provinciale, ai fini espressi ma andrebbe approvato direttamente un piano attuativo, il quale secondo il combinato disposto dell’articolo 9, comma 2, del D.P.P. 13 luglio 2010, n. 18-50/Leg. e dell'articolo 38, comma 5, della legge urbanistica provinciale, darebbe corso all’adozione di una variante ordinaria senza necessità che tale previsione sia contemplata nel piano regolatore generale. La norma citata (articolo 38, comma 5) da un lato prevede infatti che se il piano attuativo richiede delle modifiche alle previsioni del PRG “per una più razionale programmazione degli interventi” la deliberazione del Consiglio comunale che lo approva costituisce adozione di variante al PRG e dall’altra (articolo 9, comma 2) che la formazione di un piano attuativo (ove ritenuta opportuna per una migliore programmazione degli interventi) può comunque essere promossa, anche se non prevista come obbligatoria dal PRG. Nello specifico l'adozione di qualsiasi variante urbanistica spetta nei tempi, contenuti e merito al Consiglio comunale; in particolare la natura discrezionale dell'atto fa sì che l'adozione della variante non sia un atto obbligatorio rispetto all'istanza presentata dai censiti al comune stesso; come l'adozione di ogni variante urbanistica, quanto prospettato va verificato nel merito rispetto alla coerenza urbanistica. Fermi restando questi elementi imprescindibili, la l.p. n. 1/2008 nell'ottica di rispondere alle esigenze di trasformazione territoriale - dove ritenute coerenti - ha introdotto strumenti più flessibili di adozione di modifiche come la possibilità per il piano attuativo di comportare adozione di variante urbanistica. Il piano attuativo dovrà assicurare tutte le verifiche richieste per una variante (rendicontazione, verifica PGUAP) e lo stesso piano non avrà comunque effetto fino all'approvazione della conseguente variante al PRG. Due i concetti fondamentali: il tema della flessibilità (tra i diversi livelli della pianificazione) e quello della coerenza (sia con il PUP sia, nel caso specifico con il PRG). Ambedue i principi sono adeguatamente illustrati e regolamentati nella legge urbanistica dove ne sono indicati contenuti, metodi, limiti e funzioni e di cui comunque costituiscono il caposaldo fondamentale. L’applicazione estensiva del concetto di “flessibilità-elasticità” non giustifica che si possa arrivare a introdurre innovazioni all’interno degli elementi strutturali del PRG, quali ad esempio la significativa distinzione fra aree vocate all’utilizzazione edilizia ed aree invece destinate alla non-edificabilità, in un rapporto che ottemperi anche ai principi qualitativi-quantitativi su cui si regge l’istituto pianificatorio. Nel caso di specie va richiamato il principio di coerenza che sottende al giusto rapporto tra piano regolatore e piano attuativo in virtù del quale, fermi restando i presupposti di flessibilità che consentono nell’adozione del piano attuativo non conforme al PRG di avviare il procedimento di variante urbanistica, non si può ammettere che venga superato il concetto del giusto rapporto di interdipendenza funzionale tra le destinazioni stabilite dal PRG e quelle indicate dal piano attuativo, talché non è ammissibile disporre, con la mera adozione di un piano attuativo, una variazione strutturale di un’area da inedificabile ad area edificabile modificando, di conseguenza, in maniera netta ed integrale la destinazione sancita dal PRG stesso. Vi è poi da osservare che le varianti conseguenti all’approvazione di piani attuativi che, ai sensi dell’articolo 38, comma 5, della legge urbanistica provinciale richiedono delle modifiche alle previsioni del piano regolatore generale godono di una particolare disciplina in quanto considerate varianti non sostanziali ai fini del rispetto del numero massimo di tre varianti in un biennio e sono adottabili nel semestre che precede il rinnovo del Consiglio comunale (articolo 6 D.P.P. 18-50/Leg. del 2010). In altri e più espliciti termini la differente (minor) valenza che il legislatore medesimo attribuisce a tale tipologia di variante implicitamente ne afferma, nei contenuti, la natura più limitata. In ultima analisi, pur richiamando per completezza anche l’istituto partecipativo introdotto dalla legge urbanistica (articolo 30) rispetto alla possibilità, nel caso in cui si ravvisi un rilevante interesse pubblico, di concludere accordi tra soggetti pubblici e privati che vengano recepiti dal PRG, si osserva che, stante le premesse sopra esposte, l’unica via legittimamente esperibile per rendere edificabile l’area consiste nell’adozione di una variante ordinaria al PRG che introduca altresì la previsione del piano attuativo.

Data di inizio pubblicazione
23/08/2016
Data
23/08/2016

Martedì, 23 Agosto 2016

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