Accesso alla documentazione progettuale presentata da privati per interventi sul patrimonio edilizio

Titolo
Accesso alla documentazione progettuale presentata da privati per interventi sul patrimonio edilizio
Quesito

Un Comune chiede in che termini possa eventualmente essere accolta una richiesta di accesso alla documentazione progettuale presentata da privati per interventi sul patrimonio edilizio in particolare in relazione ad elaborati progettuali rappresentanti la distribuzione interna dei locali evidenziando possibili interferenze con limitazioni rispetto ad esigenze di tutela della riservatezza

Parere espresso

Fin dalla previsione di cui all’art. 31 comma 8, della Legge n. 1150\1942, nel testo modificato dall’art. 10 della Legge n. 765\1967, che consente a chiunque di prendere visione, presso gli uffici comunali, della licenza (ora concessione o autorizzazione) edilizia e dei relativi atti di progetto, l’ordinamento ha previsto un regime di pubblicità molto più esteso di quello contemplato dalla Legge n. 241/1990. Già la legge urbanistica nazionale, quindi, riconosceva un diritto di accesso agli elaborati progettuali, sia pure solo mediante visione e non anche mediante estrazione di copia.

In ambito nazionale, l’art. 20, comma 6, del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) attualmente dispone che “Dell’avvenuto rilascio del permesso di costruire è data notizia al pubblico mediante affissione all’albo pretorio.”

Nell’ordinamento locale, il D.P.P. 19 maggio 2017, n. 8-61/Leg (Regolamento urbanistico-edilizio provinciale in esecuzione della legge provinciale 4 agosto 2015, n. 15 (legge provinciale per il governo del territorio 2015)) al comma 2 dell’art. 64 (Disposizioni riguardanti i titoli edilizi e la loro pubblicità) prevede che “Dell'avvenuto rilascio del permesso di costruire e dell'avvenuta presentazione della SCIA è data notizia al pubblico mediante pubblicazione sull'albo telematico comunale e nel sito internet del comune per almeno trenta giorni, specificando il titolare e la località ove l'intervento sarà eseguito. Chiunque può prendere visione e richiedere una copia dei titoli edilizi e della relativa documentazione tecnica.”

L’art. 22, comma 1, della Legge n. 241\1990 riconosce a chiunque vi abbia interesse, per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti, il diritto di accesso ai documenti amministrativi; il successivo comma 2 specifica che per documento amministrativo si intende ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni, formati dalle pubbliche amministrazioni o, comunque, utilizzati ai fini dell’attività amministrativa.

Analogamente, l’art. 32 (Diritto di accesso ai documenti amministrativi) della L.P. n. 23/92 dispone al comma 1 che “L'accesso ai documenti amministrativi è consentito, previa presentazione di richiesta motivata, a tutti i soggetti privati, compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso.”, al comma 2 che “Per documento amministrativo si intende ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni o non relativi ad uno specifico procedimento, formati dall'amministrazione o comunque utilizzati ai fini dell'attività amministrativa, indipendentemente dalla natura pubblicistica o privatistica dei medesimi.” ed al comma 3 che “L'accesso ai documenti amministrativi si esercita mediante esame o estrazione di copia dei documenti.”

Un primo importante orientamento giurisprudenziale in materia, è dato dalla sentenza del T.A.R. Lombardia, Sez. Brescia, n. 1198/1992 con la quale si stabilisce che, pur sussistendo sugli elaborati progettuali un diritto di autore, l’accesso alla relativa documentazione non è limitato alla sola “visione” degli atti come previsto, ante Legge n. 241/1990, dalla Legge n. 1150/1942, senza quindi possibilità di rilascio di copie per coloro che pure vi abbiano interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti, trattandosi di realizzazioni destinate ad essere comunque liberamente visibili per il solo fatto della loro collocazione in luoghi pubblici; pertanto, l'Amministrazione comunale, secondo il giudice amministrativo, deve rilasciare agli aventi titolo copia degli elaborati progettuali riguardanti le concessioni edilizie presumibilmente da essi ritenute lesive dei propri interessi, salva restando, da parte degli autori dei progetti stessi, ogni tutela giurisdizionale, nelle competenti sedi civili e penali, nell’ipotesi in cui coloro che abbiano ottenuto copia degli atti in questione li utilizzino a fini diversi da quelli per cui il rilascio è avvenuto, ovvero ancora consentano a terzi di porre in essere altrettanto illecite utilizzazioni.

Il suddetto orientamento è stato successivamente confermato da numerose altre pronunce, fra cui la sentenza n. 923/2014 del TAR Marche, Sez. I, secondo la quale ”in materia di rilascio dei titoli edilizi esistono specifiche disposizioni di legge e regolamentari che, sulla scorta della nota disposizione di cui all’art. 31 della Legge n. 1150/1942, come modificato dalla c.d. legge ponte n. 765/1967, prevedono un regime di pubblicità molto più esteso di quello che, prima dell’avvento del c.d. diritto di accesso civico (D.Lgs. n. 33/2013), era contemplato dalla Legge n. 241/1990. Si veda, in particolare, l’art. 20, comma 6, del T.U. n. 380/2001, nella parte in cui stabilisce che dell’avvenuto rilascio di un titolo edilizio va dato avviso all’albo pretorio. Tale disposizione non può che essere interpretata nel senso che tale onere di pubblicazione è funzionale a consentire a qualsiasi soggetto interessato di visionare gli atti del procedimento, in ragione di quel controllo “diffuso” sull’attività edilizia che il legislatore ha inteso garantire (vedasi anche l’art. 27, comma 3, del D.P.R. n. 380/2001)”. Il giudice amministrativo ha ritenuto che sussistano quindi tutti i presupposti di cui all’art. 24, comma 7, Legge n. 241/1990, considerato che in subiecta materia non può essere affermata l’esistenza di un diritto alla riservatezza in capo ai controinteressati. In effetti, il ricorrente ha solo l’esigenza di verificare la presenza di eventuali abusi edilizi o altre similari evenienze che possano ledere la sua proprietà (e non importa se si tratti di proprietà individuale o di comproprietà), il che non implica quindi la conoscenza di dati sensibili. A voler diversamente opinare si darebbe, ad esempio, la possibilità agli autori di abusi edilizi di poter evitare qualsiasi controllo su impulso di parte, accampando un inesistente diritto alla riservatezza.

L’illegittimità della eventuale esclusione dall’accesso sembra trovare conferma altresì nel parere P97641R emesso, nel 1997, dalla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, secondo cui “Non vi sono ragioni per la esclusione dall’accesso dei documenti riguardanti gli atti procedimentali concernenti il rilascio o il diniego di autorizzazioni e relativa documentazione.”

La medesima Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha confermato il precedente orientamento con parere espresso nella seduta del 31 maggio 2011, sostenendo che “Tutti gli elaborati progettuali allegati alla pratica edilizia possono essere rilasciati in copia, sia perché rientrano nell’amplissima formulazione data dalla Legge n. 241/1990 (art. 22 co 1 lett. d) - comprendente ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie, detenuta da una Pubblica Amministrazione e relativa ad attività di pubblico interesse - sia perché, anche se opera di ingegno, si deve escludere che il diritto d’autore ne impedisca l’accesso ove siano strumentali alla tutela di situazioni giuridicamente rilevanti (arg. ex C.d.S., Sez. V, 10.1.2005, n. 34).

In conclusione, si deve ritenere che l’amministrazione pubblica debba rilasciare agli aventi titolo copia degli elaborati progettuali riguardanti atti autorizzativi di opere edilizie, presumibilmente da essi ritenute lesive dei propri interessi, salva restando, da parte degli autori dei progetti stessi, ogni tutela giurisdizionale, nelle competenti sedi civili e penali, nell’ipotesi in cui coloro che abbiano ottenuto copia degli atti, li utilizzino a fini diversi da quelli per cui il rilascio è avvenuto, ovvero consentano a terzi di porre in essere illecite utilizzazioni. Contestualmente deve essere data comunicazione di avvio del procedimento di accesso a tutti i soggetti contro-interessati che potrebbero ricevere un pregiudizio dall’autorizzazione di che trattasi.

La pubblica amministrazione, cui è stata indirizzata la richiesta di accesso, è infatti tenuta a dare comunicazione agli eventuali controinteressati, ossia ai soggetti che, dall'esercizio dell'accesso, vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza. Tale comunicazione è funzionale alla possibilità, per gli stessi, di presentare una motivata opposizione alla richiesta di accesso.

Spetta infatti alla pubblica amministrazione individuare i soggetti controinteressati, valutando in concreto dalla natura e dai contenuti dei documenti oggetto dell'accesso, se vi siano dei soggetti privati che potrebbero subire dei pregiudizi alla loro privacy a seguito dell'accesso.

Nel caso dell’attività edilizia, il legislatore ha inteso garantire un controllo diffuso (cfr. anche l’art. 27, comma 3, D.P.R. n. 380/2001), tramite un onere di pubblicazione funzionale a consentire a qualsiasi soggetto interessato di visionare gli atti del procedimento. Pertanto, coloro che sono indicati in tali documenti non potranno essere considerati controinteressati tout court in quanto è l'ordinamento stesso che, nel prevedere una forma di divulgazione, ritiene recessivo l'interesse del privato (alla riservatezza) rispetto a quello della conoscenza dell'atto da parte della collettività. L’esigenza di verificare la presenza di eventuali evenienze che possano ledere la proprietà (e non importa se si tratti di proprietà individuale o di comproprietà), non implica quindi la conoscenza di dati sensibili o comunque protetti dal diritto alla riservatezza.

Data
06/04/2018

Venerdì, 06 Aprile 2018 - Ultima modifica: Lunedì, 09 Aprile 2018

Questionario di valutazione